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Diffuso ieri il rapporto redatto dalla Commissione Europea riguardo alla candidatura di Ankara nell’UE: candidatura inficiata, secondo Bruxelles, da una serie di sue azioni che “vanno contro gli standard europei”. In ballo ci sono i tre miliardi di euro di aiuti dell’accordo di cooperazione sui migranti annunciato lo scorso ottobre

Turkey's President Tayyip Erdogan addresses the media during a news conference at the Presidential Palace in Ankara December 1, 2014. (REUTERS/Umit Bektas. Source: al-Monitor)

Turkey’s President Tayyip Erdogan addresses the media during a news conference at the Presidential Palace in Ankara December 1, 2014. (REUTERS/Umit Bektas. Source: al-Monitor)

della redazione

Roma, 11 novembre 2015, Nena News - Una situazione che ha “serie ricadute sulla libertà di espressione”, che mostra un “trend negativo generale nel rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali” e si rispecchia soprattutto nell'”indebolimento della magistratura, del principio di separazione dei poteri e nelle pressioni politiche a cui sono stati sottoposti i pubblici ministeri”. Questo il contenuto del rapporto redatto dalla Commissione Europea riguardo alla candidatura di Ankara nell’UE, candidatura inficiata, secondo Bruxelles, da una serie di sue azioni che “vanno contro gli standard europei”.

Il rapporto, che doveva essere pubblicato prima delle elezioni ma che è stato diffuso soltanto ieri, punta il dito contro la stretta sui diritti umani e sulla libertà di espressione nel paese che, dopo “due anni di progressi in materia” è tornata al punto di partenza. Le libertà fondamentali, si legge nel rapporto, sono messe seriamente a repentaglio dagli arresti e dalle condanne a carico di giornalisti, minacce agli editori ostili al governo, intimidazioni nei confronti dei mezzi di comunicazione e delle modifiche alla legge su internet. Sul banco degli imputati sale anche il famosopacchetto sicurezza“, creatura dell’AKP volta a rendere di fatto illegali le manifestazioni del dissenso nel paese e a bloccare qualsiasi tentativo di protesta dietro lo spauracchio del terrorismo e della “protezione dell’ordine e della pace sociale”.

Norme che di fatto danno alle forze di polizia poteri giudiziari e della cui natura controversa si sono accorti anche i legislatori europei, che hanno dedicato una porzione del rapporto alla situazione particolare della magistratura, “minata a partire dal 2014 nella sua indipendenza e sottoposta a forti pressioni politiche”. A tal proposito va ricordato il maxi-processo a piazza Taksim, che ha aperto le porte del carcere a 255 manifestanti che nel maggio 2013 scesero in piazza contro le politiche portate avanti dall’allora primo ministro Erdogan lasciando impunite le forze di polizia responsabili dell’uccisione di almeno 8 persone. Priorità urgenti, conclude il rapporto della Commissione Europea, che il nuovo governo dovrà affrontare nell’immediato.

Un rapporto “ingiusto” secondo le autorità turche, pieno di osservazioni “parzialmente sproporzionate che ignorano l’equilibrio libertà-sicurezza richiesto in un paese democratico retto dallo stato di diritto”. Il ministro turco per gli affari europei ha inoltre liquidato come “inaccettabili” le critiche dell’Unione Europea all’uso, da parte del presidente Erdogan, dei poteri previsti dalla Costituzione, sottolineando che Ankara “ha adottato vari pacchetti di riforme negli ultimi anni per implementare la libertà di espressione e il funzionamento di una magistratura indipendente e imparziale”.

Una bella gatta da pelare per la Turchia, che contava su un avanzamento rapido del suo processo di adesione all’Unione Europea con la firma dell’accordo di cooperazione sui migranti, annunciato da Bruxelles lo scorso mese. L’aiuto promesso al paese che ospita il maggior numero di partenze dei profughi verso l’Europa si aggirava intorno ai 3 miliardi di euro: l’accordo, inoltre, prevede la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi che viaggiano verso il Vecchio Continente. Nena News

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