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Almeno 17 morti nei cortei organizzati nelle maggiori città del Paese, in seguito all’uccisione sabato di un’attivista durante una marcia per ricordare le vittime di piazza Tahrir. Le autorità accusano i manifestanti di aver attaccato la polizia

Un manifestante ferito al Cairo (Foto: Reuters)

Un manifestante ferito al Cairo (Foto: Reuters)

della redazione

Roma, 26 gennaio 2015, Nena News - Sono finite nel sangue le manifestazioni svoltesi ieri in Egitto per celebrare la rivoluzione che quattro anni fa aveva scosso il paese e portato alla deposizione dell’allora presidente Hosni Mubarak, una rivoluzione costata la vita a centinaia di persone. Sarebbero almeno 17 i morti e decine i feriti in quella che si annuncia come una nuova sollevazione nei confronti della giunta militare, ancora al potere grazie a un colpo di stato effettuato nel luglio 2013 contro il presidente eletto Mohamed Morsi.

La prima a morire per ricordare Tahrir è stata l’attivista Shaimaa al-Sabbagh, 32 anni, centrata sabato al cuore da una pallottola di gomma mentre era al centro di un piccolo corteo che portava corone di fiori verso la piazza simbolo della rivoluzione e scandiva slogan chiedendo che le forze dell’ordine colpevoli degli omicidi del 2011 venissero consegnate alla giustizia. In un video diffuso ieri si vedono i militari egiziani – alcuni dei quali coperti in volto – in assetto anti-sommossa sparare verso il gruppetto di 30 manifestanti pacifici che avanzano lungo la strada, e poi si vede il marito di al-Sabbagh sollevarla da terra mentre perde sangue dalla bocca.

I funerali della donna, celebrati ieri ad Alessandria, hanno portato in strada centinaia di persone che hanno scandito slogan contro il potere dei militari, unendo i nomi di al-Sisi e di Mubarak. Nello stesso momento altri cortei si stavano svolgendo al Cairo, Damanhur, Giza e nel distretto filo-islamista di al-Matariyyah, a nord della capitale, dove si è registrato il maggior numero di vittime colpite da proiettili di gomma sparati dalle forze dell’ordine per disperderli.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che in un discorso televisivo alla vigilia dell’anniversario aveva elogiato il desiderio di cambiamento degli egiziani mostrato quattro anni prima esortandoli a “portare pazienza”, è artefice dell’inasprimento delle misure punitive nei confronti delle manifestazioni “illegali”, attivato dopo il golpe del 2013 per fermare i cortei di protesta organizzati dai Fratelli Musulmani: cortei che si trasformavano puntualmente in carneficine per gli scontri tra manifestanti e militari, con centinaia di morti e migliaia di attivisti islamisti arrestati e condannati a morte.

Le autorità egiziane, che hanno arrestato almeno 150 persone ieri per “aver protestato e incitato alla violenza”, si difendono spiegando che hanno usato solo lacrimogeni, accusano i manifestanti di aver attaccato per primi e dichiarano che due delle tre persone uccise a Damanhur sono state freddate mentre tentavano di piazzare dell’esplosivo. Ma le immagini girate sabato sulla strada verso Tahrir evidenziano come i primi a sparare siano stati proprio i militari: il partito di Alleanza Popolare, di cui al-Sabbagh era membro e che si era schierato con la giunta militare durante il golpe nei confronti di Morsi, ha accusato le autorità di omicidio. Nena News

 

 

 

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