Si attende oggi il riconoscimento americano della sovranità israeliana su tutta la città, incluso il settore arabo rivendicato dai palestinesi. Preoccupazioni tra arabi ed europei. Si annunciano manifestazioni di protesta nei Territori palestinesi occupati: tre giorni di rabbia dalla Cisgiordania a Gaza

Palestinesi protestano durante una manifestazione israeliana alla porta di Damasco a Gerusalemme (Foto: Afp)
AGGIORNAMENTI:
ore 19:22 Discorso Trump: “Ho chiesto al Dipartimento di Stato di avviare la procedura di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, un magnifico passo verso la pace”
ore 19:16 Discorso Trump: “Lo status quo dovrebbe restare per i luoghi sacri. Oggi esortiamo alla calma, alla moderazione, alla tolleranza sull’odio
ore 19:15 Discorso Trump: “Gerusalemme è il cuore di tre religioni e della democrazia del mondo. Oggi riconosciamo ciò che è ovvio, la realtà: Gerusalemme è la capitale d’Israele”
ore 19:10 Discorso Trump: “L’atto del 1995 del Congresso è passato per riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele. E’ ora di riconoscerla come capitale”
ore 18:35 Scuole, università, uffici chiusi domani in Cisgiordania per permettere la partecipazione ai cortei di protesta
ore 18:30 Bandiere di Israele e Usa proiettate sulle mura antiche di Gerusalemme in attesa del discorso di Trump
ore 17:55 Comitato centrale Fatah si augura proteste “non violenti e senza armi” contro la decisione di Trump
Un esponente del comitato centrale di Fatah, Nasser al-Qudwa, ha chiesto ai palestinesi di protestare in modo “non violento” e “senza armi” contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele. Il portavoce della Commissione dell’organizzazione e mobilitazione di Fatah, Munir Jaghoub, ha detto che ulteriori proteste palestinesi avranno luogo domani e venerdì.
ore 17:45 Palestine Tv: “Abbas risponderà a Trump dopo il suo annuncio su Gerusalemme”
ore 17:05 Governo e opposizione turca uniti: “Decisione di Trump inaccettabile”
In un raro momento di unità, il partito di governo turco (Akp) e i parlamentari dell’opposizione hanno condannato oggi la decisione di Trump di dichiarare Gerusalemme capitale dello stato ebraico. “Questa è una decisione della Knesset che non ha alcuna legittimità” ha detto Hasan Turan, capo del gruppo parlamentare Amicizia Turchia-Palestina nonché esponente dell’Akp (il partito del presidente Erdogan). “La decisione di Trump è inaccettabile. Nessun paese ha riconosciuto Gerusalemme capitale d’Israele. Gerusalemme è sempre stata una linea rossa per musulmani e sempre lo sarà”.
Dopo aver condannato la mossa americana, il partito d’opposizione repubblicano Chp, per bocca di Erdal Aksunger, ha fatto sapere che “nella lotta per la libertà della Palestina, nella determinazione dei palestinesi a scegliere il proprio destino e nel riconoscimento della Palestina, il Chp darà sempre il suo sostegno”.
“Gli stati uniti non dovrebbero giocare con il fuoco” ha commentato il partito di sinistra filo-curdo Hdp con Altan Tan. Tan ha poi chiesto la fine dell’occupazione di Gerusalemme.
I nazionalisti delle Mhp con Erhan Ustan hanno infine fatto sapere che “ogni decisione cattiva su Gerusalemme provocherà altre lacrime e spargimenti di sangue in Medio Oriente. Noi stiamo sempre a fianco dei nostri fratelli palestinesi. Non riconosciamo la decisione di Trump”
ore 16:35 Capi delle chiese di Gerusalemme: “Trump, cambiare status di Gerusalemme è un danno irreparabile”
I patriarchi e i capi delle chiese di Gerusalemme hanno chiesto oggi al presidente Usa Trump di non cambiare la politica statunitense su Gerusalemme perché farlo potrebbe creare un “danno irreparabile”.
“Seguiamo con preoccupazione le notizie sulla possibilità di un cambiamento Usa sullo status di Gerusalemme” si legge in una loro lettera. “Siamo certi – si legge ancora nel testo – che tali provvedimenti aumenteranno l’odio, il conflitto, la violenza e la sofferenza a Gerusalemme e nella Terra Santa portandoci ancora più lontano dall’obiettivo dell’unità trascinandoci sempre di più verso una profonda divisione”. “Noi le chiediamo Sig. Trump – conclude il comunicato – che lei ci possa aiutare verso l’amore e la pace che non possono essere raggiunti se Gerusalemme non è per tutti”.
I firmatari della lettera sono i capi dei patriarcati greco, siriaco, armeno, etiope, copto ortodosso, latino, dell’Ordine francescano, maronita, greco-melchita-cattolico, dei luterani evangelici e della chiesa episcopale.
ore 16:20 Liberman (Ministro difesa israeliano): “Forze armate israeliane pronte a tutti gli sviluppi”
Il capo di stato maggiore israeliano Gadi Eisenkot ha incontrato stamattina i vertici militari in Cisgiordania per fare il punto sulla situazione in vista delle possibili reazioni palestinesi all’annuncio di Trump di oggi pomeriggio. Il capo dell’esercito ha visitato oggi alcuni insediamenti ed è stato informato sulle “infrastrutture e tecnologie che sono state dispiegate per migliorare la sicurezza e la qualità di vita nell’area” si legge in un comunicato dell’esercito. Eisenkot ha lodato “il modo in cui i soldati stanno operando, il loro impegno e professionalità”.
Alla conferenza del Jerusalem Post, il ministro della difesa israeliano, Avigdor Liberman ha detto che le forze armate israeliane “sono pronte a tutti gli sviluppi”, ma ha aggiunto: “Aspettiamo la dichiarazione [di Trump]. Rimandiamo qualunque discussione [su una possibile violenza] a dopo le sue parole. Come sapete, Gerusalemme e Israele, sono un tema e una regione sensibili”.
A Gerusalemme, intanto, la polizia ha dispiegato numerosi agenti in città soprattutto nei luoghi dove sono stati registrati episodi di violenza in passato. “La polizia israeliana è pronta, se è necessario, ad una immediata risposta operativa ad un’ampia serie di scenari” ha detto una portavoce delle forze dell’ordine.
ore 14:25 Mogherini (Ue): “Impedire che venga cambiato lo status di Gerusalemme. Se ciò avviene, allora Gerusalemme est capitale di uno stato palestinese
L’alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri Federica Mogherini ha detto che “bisogna assolutamente impedire” che venga cambiato lo status di Gerusalemme. Tuttavia, ha aggiunto, se ciò dovesse avvenire, allora gli Usa dovrebbero riconoscere anche Gerusalemme est come capitale di uno stato palestinese. “Bisogna trovare un modo, attraverso i negoziati, affinché diventi la futura capitale di entrambi gli stati” ha detto.
Non mancano ulteriori motivi di attrito tra Bruxelles e Tel Aviv. Lo stato ebraico, infatti, ha ieri criticato la rappresentanza dell’Unione europea (Ue) in Israele perché presenterà domani a Giaffa una mostra fotografica sulle sofferenze dei palestinesi sotto occupazione. La mostra, “50 ritratti di palestinesi nati nel 1967”, è stata allestita dalla ong israeliana per i diritti umani B’Tselem.
Immediato il commento israeliano. “Stiamo assistendo all’atteggiamento accondiscendente, ipocrita e moralista dell’Ue che crea distanza più che vicinanza, che è triste e non è necessario” ha detto il portavoce del ministero degli esteri israeliano Emmanuel Nachshon secondo quanto riferisce il Jerusalem Post. Durissima la ministra alla cultura e allo sport israeliana, Miri Regev: “Queste sono due organizzazioni [Ue e B’Tselem, ndr] che si sono bevute la propaganda palestinese. Sono due organizzazioni che istigano [alla violenza] contro Israele”.
Gli Stati Uniti, intanto, hanno ieri consigliato i loro connazionali a non viaggiare a Gerusalemme est e in Cisgiordania a causa delle alte tensioni.
ore 13:45 Netanyahu: “Viene riconosciuta l’identità nazionale e storica d’Israele”
Intervenendo ad una conferenza organizzata dal quotidiano Jerusalem Post, a poche ore dalle dichiarazioni di Trump su Gerusalemme, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto stamane che con la decisione di oggi di Washington “viene riconosciuta l’identità nazionale e storica d’Israele”.
Sempre durante la stessa conferenza, il ministro dell’istruzione israeliano Naftali Bennet (Casa ebraica) ha invitato “altre nazioni a seguire gli Stati Uniti e a riconoscere Gerusalemme come capitale ebraica e unir”. “Gli Usa – ha aggiunto – stanno aggiungendo un altro mattone alle mura di Gerusalemme, alla fondazione della nazione ebraica”. Sulla stessa lunghezza d’onda la sua collega di partito, nonché ministra di giustizia, Ayelet Shaked: “Penso che questa sia una vittoria del popolo americano e dello spirito americano”.
Di “giornata storica” ha parlato il ministro dell’intelligence e dei trasporti Yisrael Katz: “Chi non riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele, non riconosce il diritto d’Israele a esistere come stato ebraico”. “Noi – ha affermato – ci aspettiamo che la comunità internazionale sostenga la decisione del presidente Trump”.
ore 13.30 – Proteste a Gaza, in migliaia in piazza bruciano la foto di Trump
Migliaia di palestinesi stanno protestando a Gaza City contro la decisione del presidente Usa e bruciano foto di Trump e bandiere degli Stati Uniti”. Un portavoce di Hamas, Salah Al Bardawil ha detto che la decisione della Casa Bianca “è una violazione della nostra storia, del nostro cuore, della nostra anima” e ha avvertito che la dichiarazione del presidente Usa “porterà a una rivolta popolare. La resistenza farà bruciare la terra e taglierà le mani a chiunque intenda imporle su Gerusalemme e sui luoghi sacri”.
ore 13.15 Haaretz: Gerusalemme capitale di Israele si rivelerà una trappola per Netanyahu
Secondo il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, il passo di Trump si rivelerà “Una trappola e – aggiunge – Benyamin Netanyahu non ha potuto far altro che cascarci”. Per il più autorevole dei giornali israeliani “il grande perdente” della mossa del presidente americano sarà sicuramente il primo ministro israeliano e “il sangue che sarà sicuramente versato non ricadrà sulle mani di Trump, ma su quelle di Netanyahu”. “Meglio di chiunque altro – scrive il quotidiano – Netanyahu sa che quello che sembra il coronamento di un sogno per Israele potrebbe rapidamente diventare il peggior incubo per il primo ministro”.
ore 12.45 La Siria condanna mossa Trump
Damasco condanna la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. “E’ un passo pericoloso, capace di innescare un conflitto mondiale”, ha avvertito il ministro degli esteri Walid Muallim aggiungendo che la mossa del presidente Usa rappresenta “il culmine del crimine di aver usurpato la Palestina e di aver reso i palestinesi degli sfollati”.
ore 12 – Abu Mazen scrive all’Onu
Secondo quanto dichiarato da funzionari dell’Anp, il presidente Abu Mazen ha inviato una lettera urgente al segretario generale dell’Onu Guterres per chiedere che intervenga presso il Consiglio di Sicurezza perché fermi l’annuncio di Trump su Gerusalemme capitale di Israele. “Porrà fine al processo di pace”, scrive Abu Mazen.
ore 10.30 - Camera Usa chiede taglio dei fondi all’Anp
Ieri la Camera dei rappresentanti del Congresso Usa ha votato a favore della riduzione di 300 milioni di dollari in aiuti all’Autorità nazionale palestinese a causa del fondo dell’Olp, storica previsione del movimento di liberazione, utilizzato per gli stipendi dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliani.
La legge, che ora passerà al Senato, è stata ribattezzata Taylor Force Act, dal nome del 29enne staunitense ucciso lo scorso anno da un palestinese mentre era in vacanza a Tel Aviv. A guidare la proposta di legge sono stati i repubblicani secondo i quali tali pagamenti sono da considerare “un premio” riconosciuto a dei “terroristi”. Il fondo, previsto dall’Olp ormai da anni, serve a garantire entrate economiche alle famiglie dei prigionieri politici, in particolare di coloro condannati a pene carcerarie molto lunghe o all’ergastolo.
ore 10 – IL PAPA: “RICONOSCERE I DIRITTI DI TUTTI I POPOLI”. RIYADH: “TRUMP DANNEGGIA LA PACE”
Ieri papa Francesco ha ricevuto la telefonata preoccupata di Abu Mazen e oggi ha parlato in Vaticano della decisione su Gerusalemme del presidente Trump: “La prima condizione per il dialogo – ha detto – è il riconoscimento dei diritti di tutti i popoli”. Al tradizionale Angelus del mercoledì ha chiesto “il rispetto dello status quo della Città Santa”. Parla anche il re saudita, Salman bin Abdulaziz al Saud: tale passo mina la pace, ha detto il monarca in una telefonata con Trump.
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di Michele Giorgio – Il Manifesto
Gerusalemme, 6 dicembre 2017, Nena News – «Il presidente Abbas (Abu Mazen) ormai non si faceva illusioni ma le parole di Trump comunque sono state una doccia fredda». Così fonti della presidenza palestinese descrivevano ieri il gelo calato a Ramallah dopo la telefonata che Donald Trump ha fatto ieri ad Abu Mazen per informarlo «della sua intenzione di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme».
Abu Mazen ha reagito spiegando al biondo tycoon che da un anno occupa la Casa Bianca «i pericoli di una tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità» nella regione e nel mondo. Ha ribadito che «non ci può essere nessuno Stato palestinese senza Gerusalemme Est come capitale».
Niente da fare. Trump va avanti per la sua strada e manterrà la promessa fatta a Israele durante la campagna elettorale. Non lo fa perché è “folle” come pensano e dicono tanti ma per aprire la strada a un disegno regionale ampio, nel quale la forzatura su Gerusalemme a vantaggio di Israele sarà bilanciata con una garanzia ai sauditi e agli altri petromonarchi sunniti che il “nemico” sciita iraniano sarà presto ridimensionato, in un modo o nell’altro. Il premier Netanyahu celebra anche se il trasferimento dell’ambasciata Usa subirà uno slittamento come hanno fatto sapere ieri funzionari americani citati dal quotidiano Haaretz.
La demolizione del diritto internazionale arriverà questo pomeriggio quando Trump riconoscerà la sovranità dello Stato ebraico sull’intera Gerusalemme, incluso il suo settore arabo (Est) occupato 50 anni fa. E nessuno è in grado di fare previsioni su come reagiranno i palestinesi a Gerusalemme e nelle strade dei Territori occupati.
È stato proclamato un “Giorno di rabbia” e manifestazioni di protesta sono annunciate a Ramallah, in altre città cisgiordane e nella Striscia di Gaza. Abu Mazen è di fronte a un dilemma. Da un lato non può fermare la rabbia e le contestazioni popolari, dall’altro è pronto a frenarle perché le proteste ad un certo punto non potranno non prendere di mira anche la sua idea di soluzione negoziata del conflitto con Israele.
«Il riconoscimento Usa di Gerusalemme capitale di Israele rappresenta la fine certificata degli accordi di Oslo e mette in aperta discussione la funzione dell’Anp», diceva ieri al manifesto l’analista politico palestinese e docente universitario Ghassan al Khatib. «Il processo diplomatico – ha spiegato – cominciato nell’ottobre del 1991 (con la conferenza di Madrid, ndr) e che ha contemplato la proclamazione di uno Stato palestinese accanto a Israele, muore domani (oggi) se Trump farà il suo annuncio su Gerusalemme.
Ventisei anni fa gli Usa diedero il via a questa idea ora ne sanciscono la conclusione senza fornire ai palestinesi un altro orizzonte». In questo quadro l’inutilità dell’Autorità nazionale palestinese è palese, conclude Khatib: «L’Anp è stata creata per dare vita allo Stato di Palestina e di fare di Gerusalemme Est la sua capitale. Ora che per essa non c’è più alcuna prospettiva, i palestinesi non tarderanno a metterla in discussione, malgrado i tentativi che farà Israele per tenerla in vita ed evitare di dover gestire i bisogni della popolazione palestinese sotto occupazione».
L’allarme per le conseguenze che avrà il passo di Trump è alto e non solo nel mondo arabo. I capi di Stato della Lega araba, durante la sessione straordinaria tenuta ieri al Cairo, hanno rimarcato la “pericolosità” di una simile decisione in tutto il Medio Oriente. Il più preoccupato è il re giordano Abdallah che sa bene che la questione di Gerusalemme – di cui lui sarebbe il custode islamico – mette a forte rischio la stabilità del suo regno popolato in maggioranza da palestinesi. Il turco Erdogan, avvertendo che Gerusalemme è una «linea rossa per i musulmani» è arrivato a minacciare la sospensione delle relazioni diplomatiche con Israele. Parole che non hanno scosso il governo Netanyahu secondo il quale Gerusalemme sarebbe «la capitale ebraica da tremila anni e la capitale di Israele da 70 anni».
Preoccupazione anche in Europa. Il presidente francese Macron ha chiamato Trump per spiegargli che «la questione dello status di Gerusalemme dovrà trovare una soluzione nel segno dei negoziati tra israeliani e palestinesi» con l’obiettivo la costituzione di due Stati «che vivano insieme in pace e in sicurezza, con Gerusalemme come capitale». Punti sui quali ha battuto, in una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, anche la ministra degli esteri dell’Ue Federica Mogherini. Alla posizione europea si è allineato il ministro degli esteri italiano Alfano.
Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2