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I giovani del campo fanno un buco nel Muro, i soldati circondano Aida. Colpita al volto la giornalista italiana, mentre si trovava dentro una casa palestinese. FOTO


dalla redazione

Betlemme, 22 marzo 2014, Nena News – Una giornalista di Nena News è stata colpita alla testa da un proiettile di gomma sparato a distanza ravvicinata da un soldato israeliano, ieri pomeriggio durante scontri violenti nel campo profughi di Aida.

All’alba di ieri un gruppo di giovani è riuscito a fare un buco nel Muro di Separazione che divide Betlemme a Gerusalemme. Nel primo pomeriggio sono cominciati gli scontri: i soldati israeliani hanno lanciato gas lacrimogeni dentro il campo. Uno dei candelotti è entrato nella casa di Ayed Abu Aker, il letto ha preso fuoco incendiando tutta la stanza. I vigili del fuoco palestinesi hanno spento il fuoco.

“Intorno alle 18, i ragazzi del campo di Aida hanno acceso un fuoco per non permettere all’esercito israeliano di chiudere il buco – ci racconta la giornalista italiana colpita – Sono subito scoppiati gli scontri: i soldati hanno circondato il campo di Aida, mentre circa 70 militari entravano. All’inizio hanno lanciato solo gas lacrimogeni, poi abbiamo iniziato a sentire degli spari. C’erano soldati israeliani anche sui tetti”.

“Alcuni ragazzi lanciavano sassi contro i soldati, le famiglie si sono chiuse dentro case. Si sentivano grida e urla, intanto il fumo dell’incendio cresceva e aumentava quello dei lacrimogeni, non si vedeva nulla”.

La giornalista è riuscita a nascondersi in una delle case del campo, insieme ad una famiglia palestinese: “Stavamo nascosti, al buio – continua – Il figlio di sei mesi era attaccato alla bombola dell’ossigeno, che è costretto ad usare per i continui lanci di lacrimogeni nel campo. Le bambine piangevano e la mamma gli diceva di stare zitte per non farsi sentire dai soldati”.

Mentre si trovava vicino alla porta di casa, per controllare fuori, la giornalista è stata colpita al volto, a pochi millimetri dall’occhio, da un proiettile di gomma sparato da un soldato israeliano. “Ho cominciato a perdere molto sangue, ma non potevamo uscire perché i soldati erano ancora lì. Siamo rimasti nascosti per un’ora, al buio, in un angolo della stanza. I bambini continuavano a piangere”.

Finiti gli scontri, è stata portata all’ospedale di Beit Jala, da cui è stata dimessa qualche ora dopo. Nelle ore successive l’esercito israeliano ha compiuto una serie di arresti nel campo di Aida. Il bilancio della serata di scontri è di numero feriti, colpiti da proeittili di gomma, storditi da bombe sonore o sofferenti per l’inalazione di gas lacrimogeni. Nena News

 

 

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