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dalla redazione

Roma, 10 febbraio 2014, Nena News – Due giorni di colloqui per suggellare un patto basato su sette punti pratici. A poco più di una settimana dal nuovo round di colloqui con le potenze del 5+1, che dovrà rendere permanente l’accordo siglato a Ginevra lo scorso novembre, l’Iran è pronto ad aprire le porte delle sue installazioni nucleari ai tecnici dell’Agenzia atomica internazionale (AIEA). Ad annunciarlo, è stato Reza Najafi, inviato di Teheran presso l’AIEA, all’agenzia iraniana Isna. Una dichiarazione comune verrà letta dal direttore generale dell’agenzia, Yukiya Amano, nel corso della prossima conferenza del consiglio direttivo.

I dettagli “segreti” dell’accordo sono stati rivelati dal quotidiano israeliano Haaretz: innanzitutto, la Repubblica islamica ha accettato di fornire all’AIEA “informazioni e chiarimenti” sulla necessità di sviluppare dei detonatori che, secondo la comunità internazionale, potrebbero essere utilizzati per costruire una bomba atomica. Gli ispettori dell’AIEA saranno inoltre autorizzati a entrare  nella miniera di uranio di Yazd – e a chiedere informazioni sulla sua produzione – e nel sito di Lashkar Abad, dove l’arricchimento dell’uranio avviene tramite un laser.

I tecnici dell’agenzia Onu riceveranno informazioni sul sito di stoccaggio dell’uranio di Ardakan, oltre ai dettagli dei piani per il reattore ad acqua pesante di Arak, per smentire il sospetto occidentale dell’arricchimento del plutonio per la costruzione di una bomba atomica. Inoltre la repubblica islamica dovrà fornire i dati sulle quantità di uranio ricevute da paesi terzi e dare informazioni sulle quantità di uranio estratte dai fosfati. E’ rimasto invece fuori dall’accordo l’accesso degli ispettori al sito militare di Parchin dove, secondo la comunità internazionale, potrebbero essere avvenuti alcuni esperimenti sul nucleare: i siti militari restano quindi off-limits all’agenzia atomica Onu ma, secondo una fonte diplomatica, potrebbero essere materia di discussione nel prossimo round di colloqui.

Le aperture iraniane alla comunità internazionale non riguardano però solo il programma nucleare: in vista di una levata più consistente delle sanzioni, Teheran sta riconsiderando anche i propri contratti petroliferi, in vista di possibili accordi con le compagnie straniere. Seyyed Mehdi Hosseini, alto funzionario del ministero del Petrolio responsabile della riforma dei contratti, ha annunciato che il 22 e il 23 marzo si terrà a Teheran un “seminario” per rivedere le caratteristiche dei contratti detti “buy back”, i cui costi sono totalmente a carico della compagnia straniera e la cui durata è scandita da continue e sfiancanti rinegoziazioni.  Un nuovo modello più flessibile, detto “win win” sarà presentato durante la conferenza.

Tutto, pur di rendere appetibili  i 150 miliardi di dollari di investimenti necessari per far ripartire l’industria petrolifera iraniana, tra esplorazioni e sfruttamento dei giacimenti. Al primo posto nel corteggiamento  delle compagnie appare l’ENI, attiva in Iran per 60 anni fino all’entrata in vigore dell’embargo Ue. “Ci piace l’Eni – ha detto Hosseini – abbiamo ricordi molto buoni e ci piacerebbe rivederlo qui”. La compagnia aveva risposto positivamente già nel dicembre scorso, con l’ad Paolo Scaroni che ipotizzava un ritorno delle attività petrolifere dell’Eni nella Repubblica islamica. Ma solo a sanzioni levate. Nena News.

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