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Il ministro dei Diritti Umani promette di fare pressione sul parlamento perché fissi l’età minima per il matrimonio a 18 anni. Il 14 per cento delle spose ha meno di 15 anni

Stephanie Sinclair's photograph of child brides in Yemen

Foto: Stephanie Sinclair/ the Guardian

di Giorgia Grifoni

Roma, 20 settembre 2013, Nena News - Troppo piccole per diventare madri e mogli, troppe volte abbandonate dalla giustizia che, in Yemen, corre quasi sempre sui contorni della tribù piuttosto che su quelli dello Stato. Uno Stato che non ha voluto neanche proteggerle con una legge. Oggi però, per le spose bambine, si intravede una speranza: il ministro yemenita per i diritti umani Hurriya Mashhoor si è impegnata a fare pressione sul parlamento di Sana’a perché stabilisca a 18 anni l’età minima per sposarsi. Oggi un’età minima non esiste.

Ci è voluto un decesso perché le autorità prendessero provvedimenti. Rawan, 8 anni, è morta circa due settimane fa in seguito alle lesioni interne causatele dalla sua prima notte di nozze con un uomo di 40 anni. E’ accaduto a Haradh, nel distretto nord-occidentale di al-Hajjah, a pochi chilometri dal confine con l’Arabia Saudita. Non è la prima, e non sarà neanche l’ultima. E tutti – dal padre della bambina alle autorità di Haradh – hanno tentato di insabbiare la vicenda, portata a galla dal giornalista free lance Mohammad Radman.

Secondo l’AFP, i leader tribali – che in Yemen hanno ancora un immenso potere decisionale – della zona di Haradh hanno smentito del tutto la vicenda. Stando a quanto riporta Gulf News, Mosleh al-Azzani, direttore del dipartimento di indagini criminali del distretto di Haradh, ha contattato il padre della bambina per un interrogatorio: l’uomo si sarebbe presentato con una bambina che ha dichiarato essere Rawan e al-Azzani dice di poter “mostrare la foto a chiunque”. Eppure la pressione mediatica sul caso qualcosa ha prodotto: il governo di Sana’a ha confermato che ci sarebbe un’indagine in corso sulla vicenda. “Il governo – ha dichiarato Rajeh Badi, un assistente del primo ministro Mohammad Salem Basindwa – sta prendendo sul serio la questione. Investigherà a fondo e i responsabili se la vedranno con la giustizia”.

E ci è voluta anche un ministro donna, nominata al dicastero che dovrebbe proteggere le donne, per dare una pur sempre debole, ma significativa svolta. “Stiamo chiedendo – ha confermato il ministro Hurriya Mashhoor – di fissare l’età minima per il matrimonio a 18 anni, dal momento che lo Yemen è firmatario di convenzioni internazionali sui diritti dei minori”. Tra queste, la ICESCR (International Convent of Economic, Social and Cultural Rights), la ICCPR (International Convent of Civic and Political Rights) e la Convenzione per consentire il matrimonio, l’età minima per il matrimonio e la registrazione del matrimonio.

Il dramma delle spose bambine, molto diffuso in Africa e in Asia – principalmente in India, Nepal, Afganistan ed Etiopia – in Yemen assume proporzioni gigantesche: secondo i dati del governo di Sana’a e delle Nazioni Unite, più della metà delle ragazze si sposa prima dei 18 anni. E il 14 per cento prima dei 15 anni. In alcune aree rurali, le bambine di 8 anni vengono vendute dalla famiglia a uomini quattro, cinque o anche sei volte più vecchi di loro. Per togliersi una bocca in più da sfamare, per riuscire a sopravvivere con i soldi della dote.

Secondo uno studio condotto da Human Rights Watch, molte bambine vengono ritirate dalla scuola non appena raggiungono la pubertà. Oltre a essere private dell’educazione, vengono utilizzate in casa per aiutare nelle faccende domestiche, crescere i loro fratellini più piccoli e in seguito vengono date via al miglior offerente. Alcune ricerche condotte da organizzazioni che difendono i diritti dei bambini, tra cui Save the Children, hanno dimostrato che la mancanza di educazione e di potere nel matrimonio aumentano il rischio di complicanze riproduttive: le bambine, infatti, non sono in grado di controllare né il numero né la distanza tra un figlio e l’altro.

Molte delle spose bambine, inoltre, subiscono violenza di genere, come la violenza domestica e lo stupro. Nel campione di donne intervistate da Human Rights Watch, in tante lamentano abusi sia verbali che fisici, oltre che dai mariti, anche da parte di cognati e suoceri con cui dividono la casa dopo il matrimonio.

Durante le rivolte scoppiate in Yemen nel 2011, che hanno portato alla sostituzione dell’ex presidente-padrone Ali Saleh con Adb Rabbuh Mansour el-Hadi sotto il beneplacito dell’Arabia Saudita, i dimostranti richiedevano a gran voce l’uguaglianza tra uomo e donna e la tutela dei diritti umani in Yemen. Tawakkol Karman, l’attivista yemenita premio Nobel per la pace 2011, ha criticato duramente la politica fallimentare di Sana’a nel vietare il matrimonio delle bambine. “Vi è un vasto spazio – ha dichiarato l’attivista per i diritti delle donne – nel nostro patrimonio legislativo islamico per raggiungere il consenso per l’adozione dei 18 anni come età minima per il matrimonio”.

Eppure, è proprio l’eredità islamica a essere addotta come pretesto dai legislatori. L’età minima di 18 anni, fino al 1999, c’era: proprio citando fonti religiose, quell’anno il parlamento yemenita ha abolito l’età minima di 15 anni per contrarre matrimonio. Nel 2007, la maggioranza dei deputati ha approvato un disegno di legge che fissava a 17 l’età minima: un gruppo di legislatori ha però obiettato che ristabilire un limite d’età per il matrimonio sarebbe contrario alla Shari’a (la legge islamica, ndr) e ha bloccato la legge. Poi è arrivata la rivolta, e lo Yemen ha dimenticato ancora una volta le sue spose bambine. Nena News

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