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La città di Deir el-Zor un anno fa

La città di Deir el-Zor un anno fa (Foto: Stringer/Reuters/Landow)

dalla redazione

Roma, 10 febbraio 2014, Nena News – E’ cominciato da qualche ora il secondo round della conferenza di pace di Ginevra II, organizzata nell’intento di porre fine alla guerra civile che da tre anni insanguina la Siria. Presenti anche i rappresentanti dell’opposizione, con i quali l’inviato speciale dell’Onu e della Lega Araba Lakhdar Brahimi sta discutendo in queste ore, mentre nel pomeriggio sarà il turno dei colloqui con i rappresentanti del regime.

Obiettivo di Brahimi è riuscire a far sedere entrambe le parti allo stesso tavolo domani, per poi concentrarsi su discussioni più strutturate fino al termine del round, previsto per venerdì prossimo: il cessate il fuoco e il governo transitorio, nodo sul quale le posizioni di entrambe le parti sono ben radicate e molto distanti. L’opposizione, infatti, esige un esecutivo di transizione senza Assad, un’eventualità che la delegazione governativa rifiuta categoricamente.

La nuova tornata di colloqui rischia di ripetere i risultati “modesti”  – a detta di Brahimi stesso – del primo round di colloqui, quando l’unico “successo” ottenuto era stato il faccia a faccia, per la prima volta, tra le due delegazioni. Ora, però, le posizioni sembrano inconciliabili anche sul programma dei colloqui: i rappresentanti del Governo siriano pretendono infatti un focus sul “terrorismo” diffuso in Siria e sulla presenza, finanziata e alimentata dalle monarchie del Golfo, di stranieri tra le fila dei jihadisti, mentre l’opposizione vuole che si discuta delle azioni del regime, dall’assedio delle aree controllate dai ribelli all’uso delle bombe “a barile” sui civili. E, di rimando, alla presenza di combattenti stranieri – principalmente Hezbollah, ma anche milizie dall’Iraq – tra le fila dell’esercito siriano.

Una guerra nella guerra, insomma, con l’opposizione che ha già iniziato la sua offensiva diplomatica presentando un rapporto sulle “violenze del regime di Assad”, in cui si afferma che dall’inizio della conferenza di Ginevra II venti giorni fa, 1.085 siriani – di cui 834 solamente ad Aleppo – sono morti sotto il fuoco di 130 barili di esplosivo ad Aleppo e a Daraya, nella regione di Damasco. Nella conta dei civili morti sono però da annoverare anche i residenti delle aree sotto controllo governativo, stando alle notizie che giungono dal campo di battaglia: secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, almeno 21 civili sono stati uccisi domenica nel villaggio alawita di Maan, nella provincia di Hama, per mano di alcune brigate islamiste, in particolare del gruppo Jund al-Aqsa. Assieme a loro, sono morti 20 combattenti pro-regime, appartenenti alla milizia “Forze di Difesa Nazionale”.

Nonostante i dubbi sulla fragile intesa tra governo e opposizione su un cessate il fuoco per permettere un corridoio umanitario nella città di Homs, circa 600 civili sono stati evacuati dall’Onu e dalla Mezzaluna Rossa siriana questo week end nel mezzo dei combattimenti, ripresi dopo una violazione del cessate il fuoco negoziato venerdì scorso. Secondo quanto dichiarato da un responsabile della Mezzaluna Rossa all’Afp, l’evacuazione proseguirà anche oggi  tramite “i passaggi già utilizzati o con nuovi passaggi, mentre è in corso una riunione di rappresentanti dell’Onu con il governatore di Homs Talal Barazi”. La sfida, ora, è quella di fare entrare viveri e medicinali alla popolazione ancora intrappolata nelle città assediate: aiuti che, come ha spiegato lo stesso responsabile della Mezzaluna rossa,  “verranno caricati sugli stessi autobus che provvedono all’evacuazione dei civili”.

Intanto la Francia ha annunciato oggi di voler depositare una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per istituire dei corridoi umanitari nelle città siriane assediate. “E’ assolutamente scandaloso – ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius alla radio RTL – che si discuta da tutto questo tempo e che la popolazione sia sempre più affamata”. Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, i morti delle ultime 24 ore sono stati più di 300. Tra loro, anche i caduti negli scontri tra fazioni islamiste, che con lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) contrapposto a una coalizione di brigate di jihadisti capitanate dal Fronte al-Nusra, unico rappresentante “ufficiale” di al-Qaida in Siria. La battaglia si è conclusa con la ritirata dell’Isil dalla città orientale di Deir e-Zor, e decine di membri del gruppo sono stati arrestati dai rivali. Nena News.

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