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A darne notizia il ministero degli esteri di Tunisi con una nota ufficiale. Tra dichiarazioni e smentite, un nuovo esempio del caos che regna in un Paese dove a dettare legge sono le numerosi fazione armate

L'ambasciata tunisina a Tripoli (fonte: Euronews)

L’ambasciata tunisina a Tripoli (fonte: Euronews)

della redazione

Roma, 13 giugno 2015, Nena News - Uomini armati hanno rapito ieri 10 impiegati del consolato tunisino a Tripoli. A darne notizia è stato il ministero degli esteri di Tunisi in una nota ufficiale. “L’attacco – si legge nel comunicato – è una vile aggressione contro la sovranità della Tunisia. Una palese violazione delle leggi internazionali e delle norme diplomatiche”.

Mokhtar Chaouachi, portavoce del ministero degli Esteri di Tunisi, ha affermato che al momento non è ancora possibile stabilire se gli ostaggi sono detenuti dai miliziani all’interno del Consolato o sono stati portati in un altro luogo. Né ancora è chiaro se siano state avanzate delle richieste per la loro liberazione.

A rassicurare Tunisi ci ha pensato Khalifa Ghwell, primo ministro del governo islamista di Tripoli (l’altro esecutivo, quello riconosciuto dalla comunità internazionale, è a Tobruq). Ghwell ha dichiarato che le autorità locali stanno lavorando per il rilascio dei rapiti e che tutto si concluderà in maniera positiva. Nonostante la tranquillità ostentata dal “primo ministro”, né Tripoli né Tunisi sembrano sapere chi abbia pianificato e compiuto i rapimenti. “Alcuni dicono che quanto accaduto sia da ricollegare a un certo Walid Kalib, membro di Alba libica [l’ alleanza islamista, ndr] che “controlla Tripoli da agosto”, ha riferito il corrispondente della rete panaraba al-Jazeera Nazanine Moshiri. Walid Kalib è stato arrestato in Tunisia a maggio perché accusato di essere la mente di alcuni rapimenti avvenuti in Libia.

Non è la prima volta che dei cittadini tunisini vengono rapiti nella Libia post-Gheddafi. A maggio 250 civili vennero arrestati e poi rilasciati. La Tunisia è tra i pochi Paesi che conserva ancora una missione diplomatica a Tripoli in cui vi è un governo non riconosciuto internazionalmente.

Quanto successo ieri, però, sottolinea nuovamente il caos totale che regna nel Paese. Sempre nella giornata di ieri sono state uccise 7 persone con colpi d’arma da fuoco nella città orientale di Derna mentre marciavano protestando contro lo Stato Islamico (Is). Nella sparatoria sono rimasti feriiti almeno 30 manifestanti. In città, inoltre, nove presunti militanti dell’Is, sono stati assassinati da altri gruppi armati.

Gli eventi sanguinosi delle ultime 24 ore mostrano, qualora fosse ancora necessario sottolinearlo, come a dettare legge nel Paese siano le numerosi fazioni armate (finanziate e ricoperte di armi dagli occidentali 4 anni fa in chiave anti-Gheddafi). In questo stato di confusione i deboli poteri centrali (Tripoli e Tobruq) hanno poteri estremamente limitati.

Un aereo da guerra, appartenente al governo di Tobruq e decollato da una base militare vicino a Benghazi (nel sud est della Libia), ha attaccato il porto di Derna, città da tempo in mano a gruppi estremisti islamici. La situazione è incandescente a Derna dove sono scoppiati violenti combattimenti martedì dopo che un leader della Majlis ash-Shura è stato ucciso da affiliati all’Is.

Lo Stato islamico, che ha conquistato ampie zone a est nel Paese alle città di Sirte e Derna, è combattuto sia dal governo islamista di Tripoli che da quello riconosciuto internazionalmente di Tobruq. Nena News

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