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Attraverso i brani del siriano Samer Saem el-Dahr (in arte Zimo), il connubio tra sonorità passate e timbri marcatamente contemporanei rappresenta un fattore che può risultare estremamente utile per colmare il divario esistente tra il pubblico mediorientale e quello occidentale

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Samer Saem el-Dahr (in arte Zimo). Fonte: Internet

di Paolo Lasagna     Arab Tunes

Roma, 1 ottobre 2016, Nena News – Immaginate Umm Kulthum che vocalizza al tempo dei ritmi narcotici dei Massive Attack oppure Abdel Halim Hafez in trance su un pezzo dei Portishead ; questi ed altri esperimenti sono la base portante della produzione musicale del progetto Hello Psychaleppo ! creatura partorita dalla fervida immaginazione di Samer Saem Eldahr in arte semplicemente Zimo.

Nato ad Aleppo in Siria il 16 Marzo del 1989 da una famiglia appartenente alla media borghesia ( la madre lavorava presso una Ong mentre il padre era un uomo di affari) , Samer Saem Eldahr, a dispetto della giovane età, ha alle spalle un intensa pratica in campo musicale. Studente di pianoforte e chitarra sin dall’infanzia, ha collaborato con vari gruppi nati in Siria negli ultimi anni tra i quali figurano : The Outcry, Space Syndrome , Araby e The Through.

All’età di 14 anni, assiste impotente alla morte del fratello maggiore deceduto in seguito all’estendersi di un tumore al collo . Divenuto figlio unico Samer inizia ad occupare il suo tempo immergendosi completamente in quelli che sono i suoi interessi principali, la musica e l’arte , sostenuto dai genitori che non sempre comprendono ciò che il figlio sta facendo. Iscrittosi ad un corso di studi in belle arti presso l’università di Aleppo ha modo di sviluppare una notevole tecnica pittorica , molto vicina all’espressionismo astratto , dimostrando di essere in possesso di capacità artistiche personali e versatili. Giunto verso la fine del corso di laurea, la rivolta contro il regime di Bashar Assad è in piena espansione. Le università siriane sono in  fermento ed ogni giorno hanno luogo assemblee pubbliche e proteste.

Ma nell’estate del 2012 quella che era cominciata come una contestazione si trasforma in un conflitto armato che porterà la Siria al collasso. Da poco recatosi a Beirut, alla ricerca di una galleria che potesse esporre i suoi dipinti , Samer si trova , suo malgrado, nella condizione di esiliato. Il progetto originale prevedeva solo un breve viaggio nella capitale libanese , ma di fronte all’inasprirsi del conflitto siriano la famiglia gli impone di non tornare : ” Sono il loro unico figlio, non volevano rischiare. Non volevo abbandonare il paese ma ho rispettato il parere dei miei genitori”, dice con una punta di amarezza.

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Samer Saem el-Dahr (in arte Zimo). Fonte: Internet

La sua famiglia in seguito fuggirà in Giordania e la casa di Aleppo sarà saccheggiata. A Beirut, si trova a condividere un appartamento con la video artista libanese Joan Baz, conosciuta nel corso di un Workshop ad Aleppo nel 2011. Durante l’incontro siriano Joan Baz ha modo di ascoltare il primo album di Samer e si entusiasma per il progetto grafico legato alla produzione del disco, in quel momento ancora in fase embrionale . Scriverà di lui sul suo blog : “ Zimo è un artista poliedrico. Non si incontrano spesso persone con una scintilla speciale. Zimo è uno dei pochissimi che ho avuto la possibilità di incontrare. Egli non solo è un grande pittore, ma anche un brillante musicista.”

Durante il suo ultimo anno di permanenza in Siria, Samer realizza infatti un primo lavoro da solista finanziato dal padre. Pubblicato adottando Zimo come nome d’arte, il disco viene intitolato “ Ana Insan” (io sono umano) e si compone di 11 tracce, tutte cantate, in bilico tra il pezzo pop evoluto e l’intimismo proprio dei cantautori declinato in chiave elettronica.

Questo lavoro, se non fosse cantato in lingua araba, potrebbe tranquillamente essere scambiato per una produzione occidentale ; infatti l’ossatura musicale dell’album è costituita da beat elettronici che ricordano più certe produzioni New Wave degli anni ’80 piuttosto che gli album pop prodotti in medio oriente. Il disco, curato sotto tutti gli aspetti, rappresenta una sostanziale novità nel panorama musicale siriano e mette in evidenza le qualità del suo giovane autore il quale, nei testi dei brani, spazia dalla dichiarazione d’amore di “Wahdak Fi Bali” (tu sei l’unica nei miei pensieri) alla riflessione sociale di “Al Harb” (La guerra).

Fedele alle sue passioni Sameer decide di integrare il lavoro musicale con un supporto grafico e commissiona ad alcuni  artisti, provenienti da vari paesi, la rappresentazione visiva di ogni brano dell’album. Tra gli artisti coinvolti nel progetto vi sono l’egiziano Mohammed Fathi , la stessa Joan Baz, il giordano Mohammed Mousa , i siriani Jumana Hokan ,Mohammad Zaza, Fadi Jokhadar e Maiad Khalili e i libanesi David Habchy e Mher Sarkissian .

Ogni opera realizzata dal singolo autore , sulla base dell’ispirazione fornitagli  dal brano assegnatoli,  sarà manipolata dall’artista internazionale Sedki Alimam che realizzerà il prodotto finale. La permanenza libanese contribuisce notevolmente allo sviluppo artistico di Samer il quale, archiviata l’esperienza canora , prosegue lungo un percorso musicale di natura completamente differente. Vari attori della scena elettronica beirutina avevano avuto modo di ascoltare il primo album di Samer .Ta questi il produttore Nabil Saliba che lo invita ad accompagnarlo nel corso di un DJ set da tenersi presso il noto locale Metro al Madina. La musica che Samer propone incontrerà il favore del pubblico e Nabil Salima lo esorta a proseguire il discorso sperimentale intrapreso.

Nella capitale del paese dei cedri vede allora la luce il progetto Hello Psychaleppo! Una creatura musicale davvero strana . I brani divengono strumentali e le strutture elettroniche si fanno più psichedeliche e complesse. Il primi brani usciti adottando la nuova ragione sociale appaiono in rete in veste piuttosto anonima. L’enigmatica veste grafica del progetto raffigura il volto di un uomo dotato di Fez e occhiali multicolore , vagamente somigliante a Ranxerox (personaggio nato dall’immaginazione del disegnatore italiano Stefano Tamburini ) , mentre la scaletta musicale non fornisce nessuna indicazione circa la successione dei brani. Samer fa tutto da solo: si auto produce e realizza composizioni che esplorano il vasto mondo dell’elettronica. Il risultato è una raccolta musicale interlocutoria per quanto eclettica e personale , che mette molta carne al fuoco, lasciando tuttavia la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso. Fantasia e creatività non mancano ma , sotto alcuni aspetti, il lavoro sembra più un esercizio di stile piuttosto che un progetto compiuto, un prologo a qualcosa che deve ancora arrivare. In parallelo all’attività musicale Samer continua a portare avanti le sue idee nel campo delle arti visive. Nel marzo del 2013 espone i suoi lavori presso la galleria d’arte Joanna Seikally situata nel quartiere di Geymazeh.

La mostra, intitolata “ Questa non è politica” , suscita un discreto interesse ma non soddisfa completamente il suo protagonista che afferma nel corso di un intervista : “ Il sistema culturale si aspetta che un siriano faccia arte in relazione alla guerra. Io voglio fare arte per l’arte, seguendo la scuola romantica. Con questo presupposto posso separarmi da ciò che vogliono io sia per consentire al mio lavoro di emergere” .

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Samer Saem el-Dahr (in arte Zimo). Fonte: Internet

Nel mentre gli sviluppi del progetto Hello Psychoaleppo! si concretizzano in un  album intitolato ” Gool l’ Ah “, uscito nell’ottobre del 2013. Questo nuovo lavoro, composto da 12 tracce più mature ed articolate rispetto alle precedenti , segna un deciso passo avanti nella produzione del giovane autore siriano. La crescita artistica è evidente. La componente orientale, semplicemente abbozzata nei primi lavori,  viene in questa nuova produzione decisamente esaltata. Con questo disco prende vita un nuovo genere musicale che sarà chiamato Electro Tarab (Il Tarab è uno stato emozionale proprio della musica araba . Può essere definito con termini quali trance ed estasi ma è decisamente riduttivo e non esaustivo) . Una vera e propria fusione delle sonorità appartenenti a quella che viene considerata l’età dell’oro della musica araba ( gli anni ‘50 e ’60 ) con i suoni elettronici contemporanei, un mosaico musicale che è alternativamente ballabile e catartico, malinconico e apocalittico.

Nei nuovi brani realizzati da Samer  rari Mawwal beduini, antichi lamenti , campioni di pezzi arabi, sia pop che classici, del secolo scorso si fondono con ritmi trip hop, down-tempo e drum’n bass creando un mix musicale stratificato, ambizioso, ricco e dinamico, adatto sia alla pista da ballo che all’ascolto solitario in cuffia .”Flower Jam” e“Grease Monkey”, i brani di apertura dell’album, ripercorrono in qualche modo la strada intrapresa nel lavoro precedente quasi si trattasse della continuazione di un discorso già avviato. In un intricata commistione di campioni vocali filtrati che ondeggiano attraverso strati su strati di sintetizzatori strozzati, Samer da prova di tutta la sua abilità tecnica.

Ma è in ” Tarab Dub ” , terzo pezzo dell’album, che le novità si fanno più evidenti. Questo brano, che si potrebbe definire perfetto, rivela il genio musicale del suo compositore. Asse portante della traccia è il campione di “Min Elli A’al ” , vecchia canzone interpretata da Umm Kulthum (la diva per eccellenza del Tarab ), che Samer amalgama con tempi trip hop , melodie ricche di nostalgia , riff di chitarra funky e armonie reggae creando uno dei più interessanti ammodernamenti del suono di questa grande interprete da quando Mohamed Abdel Wahab ha inserito una chitarra elettrica in un orchestra araba in canzoni quali ” Fakarouni ” e ” Inta Omri” .

Altro brano notevole dell’album è la danza futuristica “ Tobayabooya “ , rivisitazione in chiave Dubstep del brano ” Kol Maoul Touba ” reso famoso da Abdel Halim Hafez, un altro gigante della canzone araba. In riferimento a questo brano Samer afferma : “Ho davvero rispetto per la musica di Abdel Halim Hafez . Io amo il nostro ricco patrimonio musicale, è ciò con cui sono cresciuto , ma come giovani dobbiamo cercare una nostra identità musicale . Capire cosa siamo e dove stiamo andando”.

I critici che , agli inizi, hanno definito il progetto Hello Psychaleppo ! un paradosso musicale, sottolineando come il riferimento alle radici presente nel nome non trovi alcune riscontro nella sostanza della musica prodotta, sono stati decisamente smentiti. Questo lavoro ( uno tra i migliori realizzati nel corso delle prime due decadi degli anni 2000 ) ha riscosso molto successo all’interno della scena musicale indipendente araba e ha fatto si che Hello Psychaleppo ! sia unanimemente considerato come uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni.

Nel corso delle esibizioni dal vivo, che si sono moltiplicate grazie alla diffusione del disco, Samer allestisce una vera e propria esperienza multimediale coadiuvato da Joan Baz e dall ‘artista francese Marion Petegnief , creando con mezzi contemporanei le giuste premesse per vivere l’esperienza contemplativa ed emozionale del Tarab . Le varie identità arabe vengono decostruite e rinnovate , le animazioni visive ,costituite da manipolazioni di vecchi film egiziani e rari video appartenenti ad un epoca passata unite alla musica realizzata da Samer, conducono l’ascoltatore attraverso quello che si può definire, senza esagerare , un vero e proprio viaggio.

Nel Luglio del 2014 , a breve distanza dalla pubblicazione di ” Gool l’ Ah “, vede la luce un nuovo lavoro targato Hello Psychaleppo ! intitolato “ HA! “ , composto da 7 tracce e registrato dal vivo in presa diretta. A differenza del lavoro precedente , più malinconico e nostalgico, questa nuova opera è caratterizzata da un atmosfera più cupa e tesa , una vera e propria aggressione sonora. Permangono i riferimenti al patrimonio musicale arabo, ma le sonorità sono ostiche ed il climax è più apocalittico che spensierato.

Punto di forza dell’album è il brano “Badawiya Lovin” , un assalto sonico lungo più di dieci minuti dove suoni disturbanti e stratificati fanno da sfondo ad un Mawwal beduino rimaneggiato elettronicamente. Anche questo album è corredato da suo bel supporto visivo . Samer ha realizzato personalmente una raccolta di animazioni video ( disponibili presso la sua pagina YouTube) per rappresentare ogni brano dell’album. Nel complesso si tratta di un buon lavoro che vede l’autore tenere il suo pubblico nella morsa di un arte in continua evoluzione.

L’esposizione mediatica , conseguenza diretta dell’apprezzamento ricevuto per il suo lavoro, ha esposto Samer ad una serie di interviste non sempre gradevoli. Una nota rivista araba ha titolato l’articolo riguardante l’artista : “ Musica da ascoltare mentre il tuo paese è in fiamme” , quasi ad indicare una qualche indifferenza del musicista di fronte alla catastrofe siriana. Purtroppo è uso comune (non solo dei media) pretendere dagli artisti provenienti da paesi in conflitto un riferimento chiaro, nelle loro opere, di quanto sta accadendo in patria . L’arte come conseguenza ai turbamenti che si stanno vivendo e non come atto che trova sbocco malgrado ciò.

La  posizione di Samer nei confronti del paese natale è personale e rispettabile. Deve essere davvero difficile vivere lontano da casa mentre sai che il tuo paese sta andando in rovina. Interrogato a proposito della sua musica e dei fatti accaduti in Siria negli ultimi anni dice : “Se si ascolta la mia musica attentamente , è possibile trovare la Siria in ogni nota che suono. Arrivando da luoghi e persone che amo, questa musica è la mia consolazione. Non voglio però che i fatti condizionino la mia produzione, avere la mente lucida in questo momento è per me qualcosa di veramente prezioso. Non guardo i filmati riguardanti Aleppo , non voglio vedere cosa è successo fino a quando non sarò tornato. So che le persone in Siria stanno davvero soffrendo. Ma anche per i siriani espatriati è un  inferno, stare lontano dal proprio paese, dalle persone che ami , dai tuoi ricordi”.

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Nel 2015 Samer è stato invitato a “ Shubbak “ , il Festival che si tiene ogni anno a Londra dedicato alla cultura araba contemporanea. In occasione del festival ha realizzato un video intitolato “ Shahba “ (un altro nome per indicare la città di Aleppo). Il video è una sorta di commosso omaggio alla città che gli ha dato i natali ed è costituito da riprese di strada miscelate con illustrazioni animate realizzate dallo stesso Samer . La traccia musicale contiene invece un campione del noto cantante di Aleppo Nehad Najjar.

“Ho chiesto in rete a molte persone di inviarmi qualsiasi filmato, anche personale , che avessero fatto in città “ dice,  “ il risultato è quindi qualcosa che riguarda la memoria collettiva, qualcosa che noi tutti condividiamo. Mentre lavoravo al progetto ho dovuto fare molta ricerca, concentrandomi particolarmente su quelle che sono le colonne portanti di Aleppo, i suoi abitanti. Per esempio sul finale del filmato ho ritratto un uomo interamente vestito di giallo. E’  una figura molto conosciuta in città, si veste sempre e solo con abiti di quel colore . Questa immagine appartiene alla quotidianità di Aleppo, chiunque la veda non potrà che perdersi nei ricordi, che avranno purtroppo un gusto agrodolce ” . Nel video egli si trasforma in un uccello e sorvola Aleppo, come era prima della guerra. “Essere un uccello alla fine ha una simbologia legata alla nostalgia . Il mio corpo viaggia in tutto il mondo, ma la mia anima torna sempre lì” dice, in una città nella quale non è sicuro quando, o se, tornerà nuovamente.

Attualmente, dopo una lunga serie di apparizioni in Festival e concerti in tutta Europa, Samer risiede negli Stati Uniti e si sta guardando intorno alla ricerca di nuovi stimoli in vista della realizzazione del suo prossimo album previsto in uscita nel corso del 2017. Sempre in contatto con le realtà artistiche proprie del luogo in cui si trova, ha trovato il tempo di realizzare un brano intitolato “Last Day Of The World” per l’etichetta americana Them Flavors . Il brano è stato inserito in una raccolta intitolata “ Ceasefire World Compilation “ comprendente i lavori di produttori provenienti da tutto il mondo. I proventi di questa operazione saranno devoluti alla Cure Violence Organization , un organizzazione che lavora in città come Chicago, Baltimora e New York per sradicare la violenza urbana.

Anche se con la sua musica Samer Saem Eldahr sembra andare oltre la catastrofe attualmente in atto in Siria , l’attaccamento alla sua terra rimane molto forte e l’importanza culturale del suo progetto non è assolutamente da sottovalutare. Il suo lavoro si muove infatti attraverso più livelli. Il connubio tra sonorità passate e timbri marcatamente contemporanei rappresenta un fattore che può risultare estremamente utile per colmare il divario esistente tra il pubblico Mediorientale e quello Occidentale. Attraverso i suoi brani gli ascoltatori arabi trovano appagata la nostalgia che nutrono nei confronti della loro cultura e del loro glorioso passato ed approfondiscono suoni e ritmi estranei , mentre l’audience occidentale, confortata dalle più familiari sonorità elettroniche, viene messa in contatto con un mondo musicale sconosciuto che potrebbe incoraggiarla a saperne di più sulla cultura musicale della Siria e del Medio Oriente.

É indubbio che l’odierna scena musicale araba , per quanti vogliano vedere, sia una delle grandi rivelazioni di questo nuovo millennio . A fronte di informazioni falsate ed esiziali che inducono le popolazioni occidentali a temere i figli di Agar, giovani come Samer stanno li a dimostrare che la modernità nel mondo arabo non è una chimera ma è una realtà. Dalla Siria all’Egitto, dalla Palestina alla Giordania innumerevoli artisti in vari campi stanno arricchendo profondamente il patrimonio culturale mondiale guardando al futuro, ma tenendo sempre presente la ricchezza del passato.

Parecchi anni or sono un grande musicista come Archie Shepp affermava che il Jazz è il dono che gli afroamericani hanno  fatto all’America. Parafrasando le sue parole si può affermare che il lavoro dei giovani musicisti arabi , ricco di cultura sconosciuta, è il regalo che viene fatto ad una società occidentale che cerca sempre a Levante gesti di pace, ma che non sa riconoscerli quando se li trova davanti. Nena News

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