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Tutti in prima fila e a braccetto, 40 tra i più importanti leader mondiali si sono uniti alla marcia organizzata ieri a Parigi in solidarietà a Charlie Hébdo. Ma un comunicato di Reporter senza Frontiere e una serie di tweet ricordano a tutti chi sono molti dei prodi difensori della libertà di espressione 

François Hollande on Paris march

di Jared Keller – Mic

Roma, 12 gennaio 2015, Nena News - Milioni di persone sono scese domenica per le strade di Parigi e nelle città di tutta la Francia in difesa della libertà di parola e contro il terrorismo a seguito dell’attacco di mercoledì scorso al giornale satirico Charlie Hébdo. Il ministero dell’Interno francese ha detto all’ Associated Press che 3,7 milioni di persone hanno marciato in tutta la Francia, rendendo la manifestazione la più grande nella storia del Paese.

In aggiunta al peso simbolico delle manifestazioni, più di 40 leader mondiali hanno partecipato all’inizio della marcia di Parigi, tutti a braccetto in un atto di solidarietà. Ma, come ricorda l’organizzazione Reporter senza Frontiere, le loro politiche a casa sono tutt’altro che compatibili con la solidarietà mostrata per la libertà di parola in tutta la Francia.

L’organizzazione si è dichiarata “sconvolta per la presenza di leader di paesi in cui giornalisti e blogger sono sistematicamente perseguitati come l’Egitto (classificato al 159esimo posto su 180 paesi nell’indice sulla libertà di stampa di RSF), la Russia (148), la Turchia (154 ) e gli Emirati Arabi Uniti (118)”.

“Dobbiamo dimostrare la nostra solidarietà a Charlie Hébdo – ha dichiarato ieri il segretario generale di Reporter senza Frontiere Christophe Deloire – senza dimenticare tutti gli altri Charlie del mondo. Sarebbe inaccettabile se i rappresentanti dei paesi che impongono il silenzio ai propri giornalisti dovessero sfruttare l’attuale effusione di emozione per cercare di migliorare la propria immagine internazionale e poi continuare le loro politiche repressive quando tornano a casa. Non dobbiamo permettere che i predatori della libertà di stampa sputino sulle tombe di Charlie Hébdo“.

Ha ragione. In quello che può solo essere descritto come una serie epica di 21 tweet taglienti, il co-presidente della London School for Economics Middle East Society Daniel Wickham sottolinea che molti dei leader mondiali che hanno sfilato domenica per le strade di Parigi non sono i più grandi sostenitori al mondo della libertà di stampa.

 

Questi tweet evidenziano l’ipocrisia della solidarietà dei governi a Charlie Hébdo.

“Gli uomini politici di tutto il mondo – scrive Luke O’Neil sul Daily Beast –  stanno attuando un gran numero di leggi che incidono sulla libertà di parola, ma sono i primi a difenderla quando c’è il conteggio di un corpo. E’ protagonismo per un diritto tutelato raramente a meno che non sia sotto attacco immediato”.

Mentre i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani si accalcano per sostenere Charlie Hébdo, dovrebbero ricordare che, in tutto il resto del mondo, non tutti i giornalisti sono Charlie. Nena News

(Traduzione a cura della redazione di Nena News)

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