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Colpisce duro l’inverno in Libano, il quarto per centinaia di migliaia di siriani rifugiati nel Paese dei Cedri, soprattutto dopo il passaggio della tempesta Zina (chiamata Huda in arabo), che in poche ore ha imbiancato gran parte del Medio Oriente dalla Turchia all’Egitto.

Foto AFP

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della redazione

Roma, 8 gennaio 2015, Nena News – Almeno quattro morti assiderati, tende a rischio crollo sotto il peso della neve e intere sezioni di campi profughi senza riscaldamento né cibo. Colpisce duro l’inverno in Libano, il quarto per centinaia di migliaia di siriani rifugiati nel Paese dei Cedri, soprattutto dopo il passaggio della tempesta Zina (chiamata Huda in Giordania), che in poche ore ha imbiancato gran parte del Medio Oriente dalla Turchia all’Egitto.

Dopo due giorni di nevicate, è il Libano a registrare il bilancio più pesante: i corpi di un bambino di 5 anni, Majd Kheir al-Badawi, assieme a due uomini di 33 anni, Omar Ahmad Kammal e  Mohamed Ibrahim Abu Daher, sono stati ritrovati ieri assiderati ad Ain al-Jouz, nelle montagne della zona di Shebaa, nel Libano meridionale. Secondo il quotidiano al-Akhbar sarebbero stati colpiti dalla tempesta mentre attraversavano la frontiera in fuga da Beit Jinn, un sobborgo di Damasco in cui infuriava la battaglia. A Shebaa ci sono circa 7 mila rifugiati siriani, molti dei quali stanno lasciando la zona a causa del gelo degli ultimi giorni.

E’ stata confermata da poco anche un quarto decesso: una neonata siriana di tre mesi è morta per il freddo a Masnaa, bloccata da quattro giorni al valico di frontiera assieme alla sua famiglia. Le nuove politiche di ingresso per i siriani in Libano, entrate in vigore lo scorso lunedì per ordine dell’Agenzia libanese, hanno rallentato notevolmente le pratiche dell’ufficio immigrazione alla frontiera : Beirut, per la prima volta nella storia delle due nazioni, ora richiede un visto ai cittadini siriani, con numerose restrizioni che colpiscono duramente i richiedenti asilo, i cui casi vengono valutati volta per volta.

E ci sarebbe anche un quinto decesso, sebbene non ancora confermato: un neonato di una settimana sarebbe morto nel campo profughi di Ersal, al confine nord-orientale con la Siria, dove si concentrano migliaia di rifugiati provenienti soprattutto dalla zona di Homs e Qusayr, la cittadina riconquistata dall’esercito siriano nel 2013 dopo un sanguinoso assedio. Quasi un milione e mezzo di profughi siriani in Libano (1.1 milioni sono registrati ufficialmente all’UNHCR, mentre oltre 300 mila restano fuori dalle maglie dell’assistenza delle Nazioni Unite) fa quindi i conti con un inverno gelido, venuto a dare il colpo di grazia a un sistema assistenziale tra i più fragili al mondo.

Sebbene l’UNHCR abbia distribuito coupon per cibo e carburante a circa 80 mila famiglie di rifugiati in previsione della tempesta, molti di loro sono impossibilitati a procurarsene: come riporta al-Akhbar, intere porzioni di accampamenti nella zona del Monte Libano e dell’Antilibano sarebbero tagliate fuori dal resto del campo profughi e dalle strade che conducono ai centri urbani in cui fare rifornimento. Centinaia di tende sono a rischio collasso per il peso della neve, con gli abitanti destinati a ritrovarsi senza neanche più un telo con cui ripararsi dal gelo.

Degli oltre tre milioni di profughi siriani (che secondo la Nazioni Unite costituirebbero la seconda popolazione rifugiata più numerosa dopo i Palestinesi) circa la metà si troverebbe in Libano: un Paese impreparato sia strutturalmente – scarso sistema sanitario ed educativo, oltre a una situazione economica disastrosa – che socialmente ad accoglierli adeguatamente. Gli equilibri di Beirut, dove il potere viene diviso tra 17 confessioni religiose, è stato messo a dura prova dall’arrivo in massa dei siriani, che hanno aumentato del 25 per cento la popolazione del Paese dei Cedri e prodotto tensioni comunitarie sfociate sia nel razzismo che negli scontri armati. Nena News

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