logo



A quattro anni dalla protesta delle tende, a Tel Aviv si torna a manifestare per il diritto alla casa e contro l’aumento del costo della vita. Un grattacapo per Netanyahu a due settimane dal voto.

 

della redazione

Tel Aviv, 4 marzo 2015, Nena News – Sono passati quasi quattro anni dalle proteste di masse che per settimane investirono Israele e il suo governo, anche allora guidato dal premier Netanyahu. Mai per le strade del paese si erano visti tanti manifestanti, centinaia di migliaia, per un movimento di protesta sociale senza precedenti. Oggi sono tornati, meno numerosi e più rassegnati. Come allora chiedono interventi seri per abbassare il costo della vita e delle abitazioni, sempre più inaccessibili per la classe medio-bassa israeliana.

Tanto rassegnati, però, da immaginare anche un futuro altrove, fuori da Israele (come spiega il manifestante nel video pubblicato in fondo all’articolo). Un piccolo grattacapo per il premier Netanyahu che tra due settimane si ripresenterà agli elettori. Eppure come allora, la questione socio-economica resta ai margini della campagna elettorale, incentrata sulle minacce esterne (dall’Iran al califfato). Gli indignados si sentono abbandonati anche dai leader della protesta del 2011, che nel frattempo hanno fatto carriera. Stav Shaffir, la giovane israeliana che guidò le tende nel 2011, oggi è una parlamentare alla Knesset insieme all’Unione Sionista. Intervistata da Ynet News, ha espresso il suo sostegno alla nuova manifestazione in Rothschild Boulevard, ma ha precisato che non ne prenderà parte.

“La protesta di allora non è mai realmente finita – ha detto la Staffir – Abbiamo continuato a sentire la sua presenza per tutto il periodo. Il rapporto pubblicato dalle autorità statali la scorsa settimana descrive la serie di fallimenti delle politiche del governo, i tentativi deboli di risolvere la questione della casa senza successo, senza una reale intenzione”.

“Penso che oggi sia necessario dare attenzione a queste persone che hanno scelto di protestare – ha aggiunto – Verrò a fargli visita quando la situazione sarà più calma. Quello che mancò allora, tre anni e mezzo fa, fu una forza politica”. E una visione più ampia della questione: all’epoca, nonostante si mettessero in discussione le scelte del governo in materia di salari, case, costo della vita, nessuno all’interno del movimento degli indignados volle mettere sul tavolo uno degli elementi centrali, la colonizzazione israeliana. E ai giornalisti che facevano loro notare che una delle ragioni degli alti costi a Tel Aviv erano le agevolazioni garantite ai coloni nei Territori, la Staffir e gli altri leader del movimento rispondevano di essere un movimento sociale e non politico. Nena News

 

GUARDA IL VIDEO:

 

Print Friendly

Leave a Reply

*


+ quattro = 6

captcha *