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Nel villaggio a sud di Betlemme, che solo pochi mesi fa ha subito la più grande confisca di terre dal 1967, i soldati hanno impedito a centinaia di manifestanti di piantare ulivi.

foto e testo di Chiara Cruciati

Wadi Fukin, 31 marzo 2015, Nena News – Ieri la Palestina ha celebrato il 39esimo anniversario del Giorno della Terra: migliaia di persone nei Territori Occupati hanno commemorato l’uccisione di sei palestinesi da parte dell’esercito israeliano il 30 marzo 1976, assassinati mentre protestavano contro la confisca di 21mila dunam di terre (un dunam è pari a mille metri quadrati) di proprietà di diversi villaggi palestinesi in Galilea, a nord di Israele.

Ogni anno il popolo palestinese scende in piazza per ricordare quel giorno, non solo per commemorare i 6 giovani uccisi dalle forze israeliane, ma anche per celebrare il movimento di resistenza palestinese dentro lo Stato di Israele (la Palestina ’48, come viene chiamata dai palestinesi, ad indicare i territori occupati dalle milizie sioniste nel 1948), che in quell’occasione, per la prima volta scendevano per le strade israeliane intenzionati a far sentire la propria voce.

E anche ieri erano in migliaia a Gaza e in Cisgiordania, a marciare e a piantare olivi, atto simbolico tipico del Giorno della Terra, che richiama il legame con le proprie radici e con uno dei principali segni di identificazione del popolo palestinese, l’albero di ulivo. In Cisgiordania le proteste di ieri sono state represse con la forza dall’esercito israeliano: nel villaggio di Huwwara, a nord di Nablus,i circa 2mila manifestanti sono stati attaccati con i gas lacrimogeni, 15 di loro sono rimasti feriti; scene simili a Silwad, vicino Ramallah.

A Wafi Fukin, villaggio a sud ovest di Betlemme, lungo la Linea Verde, le centinaia di manifestanti hanno cercato di raggiungere le terre della collina sopra il villaggio – destinata dal governo israeliano all’espansione della colonia israeliana di Hadar Beitar. L’obiettivo era piantare olivi in segno di protesta. Tante le famiglie, le donne e i bambini presenti, molti che sventolavano le bandiere palestinesi. Ma di ulivi non ne è stato piantato nemmeno uno: l’esercito ha subito aggredito gli attivisti, costringendoli con gas lacrimogeni e bombe sonore ad arretrare. La commemorazione si è conclusa così nel centro del villaggio, senza alberi.

Wadi Fukin, stretta tra il muro (pianificato) e tre colonie (l’imponente Beitar Illit, Hadar Beitar e Tsur Hadassah), è da tempo target della colonizzazione israeliana perché in mezzo al blocco di colonie a sud di Betlemme. Un blocco che prosegue a sud, verso l’insediamento di Gush Etzion, e che una volta completo porterebbe all’annessione de facto del sud del governatorato di Betlemme a Israele. Sviluppo recentissimo è la confisca di ben 4mila dunam di terre, la più ampia confisca da parte israeliana dal 1967, di proprietà dei villaggi di Wadi Fukin, al-Jaba e Nahalin, da parte delle autorità israeliane, risalente allo scorso settembre.

Una perdita consistente per un villaggio che ha nell’agricoltura la propria principale fonte di sostentamento e già martoriato da numerose confische precedenti. Nena News

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