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Alle porte di Kirkuk, nei villaggi che hanno accolto gli sfollati iracheni sunniti fuggiti all’Isis, centinaia di persone si ritrovano sole, senza aiuti. Qualcuno però c’è: Medici Senza Frontiere porta aiuto medico e sanitario ai dimenticati

foto di Chiara Cruciati

Omar (Kirkuk), 18 novembre 2015, Nena News – Dimenticate i campi profughi di Erbil e Dohuk: le tante difficoltà affrontate da due milioni di rifugiati siriani e sfollati interni iracheni nel Kurdistan iracheno qui a Kirkuk sono amplificate. Nei villaggi a sud della città, da oltre un anno e mezzo ripresa dai peshmerga e contesa con il governo centrale di Baghdad, gli aiuti delle organizzazioni internazionali non riescono ad arrivare. E centinaia di migliaia di sfollati, per lo più iracheni sunniti, si ritrovano soli.

Nel villaggio di Omar alcune tende sono state donate dall’Onu e 2-3 volte l’anno viene distribuito cibo attraverso il mukhtar della comunità. Tra le organizzazioni però presenti in pianta stabile in tutto il distretto di Kirkuk e in alcune aree di quello di Sulaimaniya (nei villaggi di Omar, Shoraw, Sankur, Tuz, Balkana, Amerli e nel campo profughi di Laylan) c’è Medici Senza Frontiere

Lo staff locale e quello internazionale porta aiuto medico e supporto sanitario. Visita i pazienti, li cura, ascolta le loro ansie e i timori, l’angoscia che li attanaglia per quello che hanno trascorso e per quello che potrebbe essere il futuro. Nena News

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